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Jesi
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mwjqJesi (mwjgmwjwAFI: /ˈjɛzi/)cite-ref-6[6] è un mwlqcomune italiano di mwlg39 402 abitanti cite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwmwprovincia di Ancona nelle mwnaMarche.

Posizionata lungo il medio corso del mwngfiume Esino, è una città di antiche tradizioni industriali. A testimonianza del suo passato, che nel mwnwXII secolo l'ha vista piccola capitale della mwoaRespublica Aesina, conserva un centro storico circondato da una cinta muraria del mwoqXV secolo pressoché intatta. È tutt’oggi il centro più importante della Vallesina, fungendo da polo commerciale e di servizi di una delle aree più densamente popolate della provincia.

Contents

Clima
Storia
Simboli
Media
Teatro
Sport
Note

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Geografia fisica

Territorio

Jesi è situata nella bassa valle dell'Esino, su un poggio poco rilevato (mwpg97 m s.l.m.), e il suo territorio si estende su una superficie di mwpw107 km².

Clima

Nonostante la relativa vicinanza del mare, Jesi presenta un clima con influenze continentali.

Gli inverni sono moderatamente freddi e umidi, a volte nevosi. Tra le nevicate maggiori degli ultimi 20 anni, si ricordano quelle del dicembre 1996, del gennaio 2005 e del febbraio 2012 (in tutti i casi il manto nevoso ha superato i mwra50 cm e addirittura si è portato intorno al metro di altezza nell'ultimo episodio citato). Le minime, a seguito delle ondate di gelo maggiori, possono precipitare fin sotto i mwrq−10 o −15 °C

Le estati sono molto calde e spesso afose, caratterizzate da scarsa ventilazione. I temporali non sono rari e in qualche caso violenti, con rovinose grandinate ed occasionali trombe d'aria (come quella che nell'estate del 2014 ha causato ingenti danni alla periferia ovest della città). Durante le ondate di caldo africano i termometri si portano facilmente sui mwrw35-40 °C e addirittura nel 2003 si registrarono picchi record di mwsa43 °C. Le temperature più elevate si hanno comunque quando spira il mwsqgarbino, vento di caduta dall'Appennino, assai caldo e secco.

Le stagioni mediane sono in genere miti e piacevoli, sebbene possano rivelarsi molto piovose (con eventi alluvionali che interessano il corso dell'Esino).

La mwtanebbia è comune sia nella stagione autunnale che in quella invernale.

Origini del nome

L'ipotesi più accreditata sull'etimologia del toponimo lo riconduce a un'origine comune al fiume Esino, da una base prelatina *mwtwais, che si ritrova in molti altri idronimi come mwuaIsonzo, mwuqIsarco ecc.cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]

Storia

La leggenda

Nell'VIII libro dei mwxqmwxgPunicacite-ref-9[9], mwywSilio Italico racconta che Jesi venne fondata da Esio, re dei mwzaPelasgi, qui giunto direttamente dall'mwzqArcadia, o dalla mwzgTessagliacite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-0[10], nel 768 a.C. risalendo il fiume dal mwawMare Adriatico. Diede il suo nome al fiume mwbaEsino e alla città che vi fondò: mwbqAesiscite-ref-11[11]. Egli, inoltre, donò il simbolo di un leone rampante al blasone cittadinocite-ref-12[12], come si legge anche su un'iscrizione presente sotto l'edicola, recante lo stemma civico, posta sulla facciata del mwdgPalazzo della Signoria. Questo mitologico sovrano fu considerato il capostipite degli mwdwEtruschi, dei mweaSabini e dei mweqPiceni. La leggenda, che si è protratta nei secoli, sembra sia all'origine della storica denominazione di Jesi come "Città Regia".

Origini e identità celtiche

Storicamente Jesi ha origini molto antiche; si ritiene infatti che sia stata fondata dagli mwgaUmbricite-ref-13[13], che crearono diversi villaggi sulla destra del fiume Esino marcando una linea di frontiera fra l'Umbria marittima a nord e il mwhqPiceno a sudcite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-1[10]. Anche con l'avanzata dei mwigPiceni, Jesi, restò comunque umbra, divenendo un avamposto umbro in territorio picenocite-ref-14[14].

Nel IV secolo a.C. i mwkaGalli Senoni, popolazione celtica calata dal nord e così chiamata dalla loro città di provenienza (l'odierna mwkqSens in mwkgFrancia), scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, dalla mwkwRomagna al fiume Esino, in quello che venne poi denominato mwlaAger Gallicus. Vi fondarono mwlqSena Gallica (mwlgSenigallia), che divenne la loro capitale, stabilirono il confine meridionale del loro territorio sull'Esino e, come già gli Umbri, fecero di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Picenicite-ref-15[15].

Dominazione romana

Per oltre un secolo si verificarono molti scontri fra i Galli Sénoni e i mwqqRomani finché, a seguito della mwqgBattaglia del Sentino del 295 a.C., mwqwRoma sconfisse definitivamente i mwrapopoli italici e nel 283 a.C. i Galli Sénoni furono debellati e quindi sottomessi.

I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie; Jesi nel 247 a.C.cite-ref-16[16] venne trasformata nella colonia romana mwsgcolonia civium romanorum di mwswAesis, iscritta alla tribù mwtaPolliacite-ref-17[17] e incorporata nella mwuqmwugRegio VI Umbria insieme a mwuwSena Gallica, mwvaFanum Fortunae e mwvqPisaurum. In seguito, con mwvgCostantino I, venne inglobata nel mwvwvicariato dell'mwwaItalia Annonaria.

Nacque così il mwwgmunicipium di mwwwAesis con una struttura urbanistica corrispondente al modello del mwxamwxqcastrum, modello sostanzialmente rimasto intatto. Durante l'età imperiale Jesi divenne molto florida, incentrata sul mwxgForo (coincidente con mwxwPiazza Federico II) possedeva templi, palazzi pubblici e un mwyateatro semicircolare da mwyq2 500 posti con la cavea di 55 metri di diametrocite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-2[10] (oggi nell'area del mwzgPalazzo Amici-Honorati). Possenti mura la cingevano. I Romani costruirono anche un'importante via di comunicazione, la mwzwVia Salaria Gallica, che passando proprio per Jesi (la quale sembra sia stato un importante centro per il pagamento del dazio fra la V e la VI Regio) collegava la mw0aVia Flaminia alla mw0qVia Salaria.

Nel contesto storico romano appare il mw0wCristianesimo, qui portato verso il IV secolo dal germanico mw1aSettimio, nominato primo mw1qVescovo di Jesi da mw1gpapa Marcello I e martirizzato con la decapitazione dal giudice romano Florentio il 5 settembre 307.

La continuità demica da allora, nonostante il susseguirsi delle invasioni, non fu più interrotta. In epoca romana mw2aCupramontana e mw2qPlanina furono i due centri vicini di mw2gAesiscite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-3[10], ma a differenza di quest'ultima non sopravvissero ai saccheggi e alle distruzioni barbariche.

Alto Medioevo

Con la mw5qdisgregazione dell'Impero romano d'Occidente convenzionalmente fissata nel mw5g476 d.C., Jesi venne attaccata da mw5wOdoacre, re degli mw6aEruli, e devastata. Anche nel 493, con la conquista dell'Italia da parte degli mw6qOstrogoti di mw6gTeodorico, fu distrutta nuovamente. Nel mw6w554 gli Ostrogoti furono scacciati dall'Italia da parte dei mw7aBizantini e così Jesi venne inclusa, con la parte settentrionale delle mw7qMarche e la parte meridionale della mw7gRomagna, in uno dei sette distretti militari dell'mw7wEsarcato di Ravenna, la mw8aPentapoli, costituita nel mw8q585 dall'imperatore mw8gMaurizio I. In seguito i Bizantini la eressero a uno dei centri principali della nuova "Pentapoli annonaria" (insieme a mw8wGubbio, mw9aUrbino, mw9qCagli e mw9gFossombrone), costituita in contrapposizione a quella "Marittima" (mw9wRimini, mw-aPesaro, mw-qFano, mw-gSenigallia e mw-wAncona), per un maggiore controllo e difesa del territorio interno della regione.

Un ulteriore riconoscimento per Jesi fu l'elevazione a mw-qdiocesi, come conferma la menzione di un suo mw-gvescovo già nel VI secolocite-ref-18[18].

Dal mwaqq728 i mwaquLongobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli quando infine nel mwaqy751, guidati dal re mwaqcAstolfo conquistarono l'Esarcato e devastarono Jesi. In seguito alle invasioni dei mwaqgFranchi del mwaqk752-mwaqo754, il loro re mwaqsPipino il Breve, conquistò i territori del vecchio esarcato nel mwaqw754, e nel 756cite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-4[10] con l'accordo papale della mwarePromissio Carisiaca li donò all'autorità di mwaripapa Stefano II Orsini, creando lo mwarmStato della Chiesa e dando quindi inizio al potere temporale dei Papi.

A partire dall'mwaruVIII secolo l'azione dei mwarymonaci benedettini diede vita, nella valle dell'mwarcEsino, ad innumerevoli mwargabbazie che provvidero alla bonifica del territorio. Ma la dominazione papale portò a una crisi finanziaria, sociale e culturale che spesso sfociò in varie sanguinose rivolte, che talvolta miravano a riportare il dominio dei Longobardi. Solo nel mwark773 l'esercito dei Franchi di mwaroCarlo Magno debellò definitivamente i Longobardi. Ma le rivolte continuarono frequenti, tanto che con l'incoronazione, di Carlo Magno a mwarsimperatore il 25 dicembre mwarw800, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricade sotto la giurisdizione imperiale ed entra a far parte della nuova contea della Marcacite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-5[10]. A partire da questo periodo prende forma la struttura feudale della città.

Nel mwasi999 l'imperatore mwasmOttone III riconsegna alla Chiesa di mwasqpapa Silvestro II otto contee, tra cui quella di Jesicite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-6[10]. Sull'esteso territorio di Jesi sorgevano ben 29 abbazie camaldolesi e benedettine insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (i mwaskColocci, derivanti dagli mwasoAttoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri rurali come i conti di Morro Panicale, Moie, Ripe e altri. In questo modo Jesi perde ogni autonomia.

L'età comunale

Nel 1100 ebbero inizio le furenti lotte di ribellione delle città più importanti delle Marche intere contro il dominio pontificio. Le lotte erano così numerose e insistenti che il papa dichiarò, in una mwatebolla, le "Marche" una regione ingovernabile. Nel frattempo le mwatiLotte per le investiture avevano indebolito il potere sia papale che imperiale, evento determinante per la nascita dei Liberi Comuni. Nel mwatm1130 Jesi si erse a mwatqLibero Comunecite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-7[10] con un proprio mwatkgoverno autonomo, mwatopodestà, mwatsconsoli e scuole di arti e mestieri. Questo fu il periodo d'oro della città, in cui si elaborarono gli statuti, si costruirono i palazzi del Podestà, del Comune e la Cattedrale intitolata a San Settimio (dal 1208), l'mwatwEpiscopio e si fortificarono le mura sul tracciato di quelle d'epoca romana.

Durante il mwat4XII secolo e quelli successivi nobiltà locale, artigiani e commercianti s'allearono fondando la cosiddetta mwat8Respublica Aesina e cominciarono la conquista del mwauaContado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici, più conosciuti come mwaueCastelli di Jesi. Questa espansione territoriale creò scontri furiosi con i vicini più potenti, fra i primi la mwauiRepubblica di Ancona, con la quale si susseguirono lunghe e dure lotte per il possesso della valle dell'Esino nel tratto che va da mwaumChiaravalle al mare.

Trovatasi per coincidenza in prossimità della località di Jesi, mwauwCostanza d'Altavilla fu presa dalle doglie e venne accolta con generosità dai semplici villici, e il 26 dicembre mwau01194 diede alla luce, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città, l'antico Foro romano, l'imperatore mwau4Federico II, che donerà a Jesi il titolo di "mwau8Città Regia" che sanciva importanti diritti di piena autonomia, e libertà comunali. Jesi passò così definitivamente alla fazione mwavaghibellina e le sue fortune politiche saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli mwaveEnzo e mwaviManfredi con l'ottenimento di privilegi imperiali seguiti da inevitabili mwavmscomuniche ecclesiastiche.

Nel secolo e in quello successivo si visse un forte sviluppo economico e relativo incremento demografico, come testimonia il costituirsi dei borghi fuori le mura di San Floriano, San Filippo, e San Nicolò. Inoltre dal 1303 il Maestro Francesco di Bernardino Santi da mwavuEsanatoglia realizza il cosiddetto mwavyVallato, canale lungo 12mwavc km che partendo dal fiume Esino in prossimità delle mwavgMoie, convoglia le acque fin sotto le mura cittadine, irrigando campi e fornendo quella fonte di energia idraulica per i mulini e le valche atte alla lavorazione della lana e alla concia delle pellicite-ref-jesi-citt-bella-sopra-un-fiume-10-8[10].

Le signorie

Con la nomina nel mwawq1353 del cardinale mwawuEgidio Albornoz a mwawyVicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le mwawcCostituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Tra il mwawg1373 e l'inizio del mwawkXV secolo diverse lotte per il potere sconvolgono la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nonostante la caduta sotto il dominio papale della mwawoRomagna e di mwawsAncona, Jesi, grazie ai privilegi imperiali, riuscì a mantenere l'autonomia della sua piccola Repubblica. Tuttavia in seguito Jesi fu occupata dal vicario pontificio Filippo Simonetti, da mwawwGaleotto I Malatesta nel mwaw01347-mwaw41351, da mwaw8Braccio da Montone nel mwaxa1408, e da mwaxeFrancesco Sforza, di cui divenne un autentico caposaldo, tanto che nel dicembre mwaxi1433 Francesco Sforza invase il territorio marchigiano partendo proprio da Jesi. È solo nel mwaxm1447 che la Chiesa riuscì a riprendere il controllo, comprando la città.

Nel 1441 venne stilato il primo catasto completo dell'intero mwaxuContado di Jesi. In questo documento appaiono sovente dei proprietari laici con i cognomi come "Schiavo", "Schiavoni" o "Albanesi" che non sono affatto di origine marchigiana; ma sono una delle testimonianze della presenza di genti transadriatiche (dalla mwaxySchiavonia, entroterra orientale dell'Adriatico, dall'Albania) nel territorio già da quel tempo. Infatti l'mwaxcImpero romano d'Oriente era stato invaso dai mwaxgTurchi e mwaxkMaometto II, nel 1453, conquisterà mwaxoCostantinopoli. Il popolo balcano migrò nei territori d'oltremare per rifugiarsicite-ref-sito-tuttojesi-it-19-0[19].

Il ritorno al Papato

Nel 1447 tornò definitivamente sotto il dominio dello Stato pontificio, pur riuscendo a mantenere qualche diritto sui territori del Contado grazie ai titoli ricevuti da Federico II secoli prima. Intorno al mwaye1470 si diffuse nella mwayiMarca d'Ancona una grave pestilenza che decimò la popolazione, tanto che nel mwaym1471 la città di Jesi emanò un bando per invitare le genti provenienti dall'mwayqEmilia e dalla mwayuLombardia a ripopolare la zona assegnando loro terre e proprietàcite-ref-sito-tuttojesi-it-19-1[19]: numerosi sono i luoghi a loro intitolati, come via dei Lombardi, Costa dei Lombardi, via mwayoFiorenzuola. Inoltre dal 1472 venne assegnata alla comunità mwayslombarda una cappella: "Cappella Lombardorum"cite-ref-cassiciaco-it-20-0[20], nella mwazaChiesa di Sant'Agostino.

La fine del periodo signorile, la fine della peste e la ricomposizione dell'assetto comunale donarono un certo equilibrio stabile e avviarono dapprima una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città. A partire dalla seconda metà del Quattrocento si modificò profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Sono di questo periodo il rafforzamento del sistema difensivo cittadino ad opera del fiorentino mwazgBaccio Pontelli, la costruzione su progetto del senese mwazkFrancesco di Giorgio Martini del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca. Accanto alla rinascita edilizia ed economica c'è quella culturale: il pittore veneziano mwazoLorenzo Lotto realizza per alcune chiese della città capolavori assoluti; mwazsFederico Conti da mwazwVerona stampa a Jesi nel mwaz01472, una delle primissime edizioni a stampa della mwaz4Divina Commedia e mwaz8Lucagnolo di Ciccolino, cesellatore raffinato e maestro di mwaaaBenvenuto Cellini sviluppa e perfeziona l'arte orafa.

Il Sacco di Jesi

Il 3 giugno 1517 Jesi subisce il più grave saccheggio della sua storiacite-ref-piccolabibliotecajesina-it-21-0[21]. In seguito all'assegnazione del mwaacDucato di Urbino da parte di mwaagpapa Leone X al nipote mwaakLorenzo de' Medici, mwaaoFrancesco Maria I della Rovere che ne era l'erede, mosse 70.000 mercenari alla riconquista del mwaasMontefeltro. In quest'occasione le sue rappresaglie presero anche altre città, e con l'appoggio di infiltrati interni, entrarono a Jesi saccheggiando e depredando gli edifici, le famiglie aristocratiche, gli archivi comunali e anche i comuni del Contado. Ingenti furono le ricchezze, le vivande e il bestiame che furono sottratti. Le famiglie più colpite quelle dei Ghislieri, Ripanti e Amicicite-ref-piccolabibliotecajesina-it-21-1[21].

Storia moderna

Pur sotto il dominio papale, verso la fine del mwabiCinquecento l'mwabmoligarchia locale, ormai stabilmente costituitasi in ceto di proprietari terrieri, consolidò il controllo del potere politico e amministrativo, configurandosi come mwabqnobiltà civica. Tale assetto si mantenne fino alla fine del Settecento.

Due sono i riferimenti storici più significativi da segnalare per il secolo XVIII: la trasformazione architettonica e urbanistica della città e la nascita di mwabyGiambattista Pergolesi e mwabcGaspare Spontini, due grandi personalità nel campo della musica che si affermarono in tutta Europa.

Periodo napoleonico

Nel mwabo1797 le truppe napoleoniche posero fine all'antico regime, ma anche al dominio sul Contado.

Nel mwabw1808 con l'annessione delle mwab0Marche al mwab4Regno Napoleonico, nella cosiddetta mwab8Repubblica romana, Jesi diviene uno dei capoluoghi di distretto del mwacaDipartimento del Metauro. Con la caduta di mwaceNapoleone a mwaciWaterloo e la successiva mwacmRestaurazione del mwacq1815, Jesi ritornò di nuovo sotto i papi, ma cominciò a prendere forma una concezione laica e borghese dello Stato. Nei primi decenni dell'Ottocento si iniziò a Jesi un graduale processo di mwacuindustrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta. Le vicende risorgimentali che condurranno all'unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra cui il marchese mwacyAntonio Colocci, eletto nel mwacc1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della mwacgRepubblica romana e poi, dopo l'mwackUnità, deputato e senatore del Regno.

Storia contemporanea

Il 15 settembre mwacw1860 i mwac0bersaglieri e il mwac4Reggimento Lancieri di Milano entrarono a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina mwac8Castelfidardo, le truppe piemontesi guidate dal generale mwadaCialdini sconfissero l'esercito papale nella mwadeBattaglia di Castelfidardo, cui seguì il mwadiplebiscito che sancì la definitiva unione delle città al Regno d'Italia.

Fu una delle prime città italiane a istituire una mwadqtipografia. Nel mwadu1969 è stata sede d'un Convegno Urbanologico Internazionale promosso dall'mwadyUNESCO, che l'ha segnalata come "città esemplare" per l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici.cite-ref-22[22]

Nel 2014 Jesi è riconosciuta come Città Europea dello Sport.

Simboli

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:cite-ref-23[23]

«

Scudo a testa di cavallo

con fondo rosso recante leone d'oro rampante a destra coronato con corona a cinque

fioroni

. Stessa corona domina il blasone, dalla quale due nastri bicolore, rosso e bianco, discendono incorniciando lo scudo

»

La descrizione araldica del gonfalone è la seguente:

«

Drappo di rosso smerlato con frange d'oro caricato con leone d'oro rampante a destra coronato con corona a cinque

fioroni

e con l'iscrizione centrata in oro:

Città di Jesi

. Le parti di metallo e i cordoni sono dorati. L'asta verticale è ricoperta di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.

»

Lo stemma deriva dalla leggendaria fondazione cittadina da parte di Esio, re dei mwafaPelasgi, fuggito dall’mwafeArcadia, che aveva come insegna un leone rampante. Lo stesso è anche adottato da molti degli attuali Comuni dei mwafiCastelli di Jesi, che furono un tempo soggetti alla signoria di Jesi.

Onorificenze

Jesi possiede il mwafytitolo di città dal mwafcXII secolo, testimoniato dall'elaborazione degli Statuti, confermati col titolo di "Città Regia" dall'imperatore mwafgFederico II di Sveviacite-ref-24[24]

Titolo di Città


dal XII secolo

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Duomo di San Settimio

Fu costruito tra il XIII e il XIV secolo ad opera di mwahmGiorgio da Como, e rifatto tra il mwahq1732 e il mwahu1741 da Domenico Barrigioni. Della vecchia costruzione rimangono, all'interno, i due leoni-acquasantiere già facenti parte del portale della chiesa. Il campanile, che caratterizza il profilo urbano, è opera del locale Francesco Matellicani, che lo eresse nel 1782-84 ispirandosi a quello vanvitelliano del mwahcSantuario della Santa Casa di mwahgLoreto. La facciata, caratterizzata da una mwahkserliana, è stata ultimata nel mwaho1889 su progetto di Gaetano Morichini, su iniziativa del vescovo Rambaldo Magagnini. L'interno si presenta a navata unica e cupola emisferica, secondo il gusto neoclassico dell'epoca. Durante il mwah0XVIII secolo vennero aperte molte cappelle laterali arricchite con dipinti, decorazioni e arredi liturgici volute dai nobili jesini.

Ex Chiesa e Convento di San Floriano

È la chiesa più importante della città sotto il profilo storico e religioso. Infatti fin dal mwaimXII secolo fu dedicata al patrono della comunità jesina e qui si svolgevano le più importanti cerimonie pubbliche tra cui, il 4 maggio, la presentazione del Palio da parte dei mwaiqCastelli di Jesi in segno di sottomissione alla città. Nel mwaiu1439 venne presa in consegna dai mwaiyFrati Minori Conventuali, provenienti dal convento di San Marco, che dal mwaic1478, procedettero ad un rinnovamento interno del tempio medioevale che era a navata unica, orientato in direzione nord-sud, con ingresso sul cortile dell'attuale Palazzo Ghisleri. Negli stipiti della porta d'ingresso sono visibili alcune pietre intagliate in stile romanico della precedente chiesa medioevale. Fu allora che la planimetria venne modificata collocando l'ingresso verso la piazza, con la creazione di nuove cappelle che ben presto si arricchirono di monumenti sepolcrali e opere d'arte, tra cui la mwaigDeposizione, la mwaikAnnunciazione e la mwaioPala di Santa Lucia di mwaisLorenzo Lotto, realizzate tra il mwaiw1512 e il mwai01532 e conservate nella Pinacoteca Civica assieme ai sarcofagi e ai bassorilievi che originariamente l'adornavano. L'aspetto attuale è frutto del rifacimento avviato nel mwai41743 nel corso del quale la chiesa e il convento subirono radicali trasformazioni ad opera dell'architetto mwai8Francesco Maria Ciaraffoni che ne progettò gli interni e lo scalone. Presenta un grande mwajatiburio e una facciata mai completata. L'interno, a mwajepianta centrale ellittica, è tutto impostato sulla mwajicupola a base ovale decorata di stucchi e affreschi con le mwajmStorie di san Francesco e le mwajqVirtù di San Florianocite-ref-istitutomatteucci-it-25-0[25], eseguiti in stile tardo-barocco dal locale mwajkLuigi Mancini a partire dal mwajo1851. La chiesa, sconsacrata nel mwajs1860, divenne prima sede della biblioteca civica, poi della pinacoteca comunale e, infine, è sede del mwajwteatro studio Valeria Moriconi, dedicato all'mwaj0attrice jesina.

Chiesa di San Marco

Sorge poco fuori dalla cerchia delle mura, fa parte di un complesso monastico di clausura. Venne eretta in stile mwakgGotico nel mwakkXIII secolo e presenta una facciata tripartita aperta da un ricco rosone in cotto sormontante un portale marmoreo. L'interno è diviso in tre mwakonavate da pilastri ottagonali che reggono mwaksvolte a crociera. Vi si conservano alcuni affreschi mwakwtrecenteschi, superstiti del ciclo pittorico che originariamente decorava la maggior parte delle pareti della chiesa, che ritraggono il "Transito della Madonna", la "mwak0Madonna di Loreto", la "Crocifissione" e l'"Annunciazione". Le pitture murali hanno dato luogo ad alcune difformità di attribuzione, ma i restauri hanno permesso di chiarire la matrice di mwak4scuola riminese degli affreschi ricondotti a Giovanni e mwak8Giuliano da Rimini e ad artisti di ambito fabrianese. Nel corso dei restauri effettuati nel XIX secolo (mwala1854-mwale1859) dall'architetto Angelo Angelucci e dai pittori Silvestro Valeri di Perugia e Marcello Sozzi di Roma, si è provveduto a completare la decorazione della volta e dei sottoarchi, oltre che degli arredi lignei.

Chiesa dell'Adorazione

Sorge nella centrale mwal0Piazza della Repubblica. Venne eretta nel 1585 per la mwal4Confraternità dei Poveri e della Morte. Divenuta collegiata nel XVIII secolo, venne interamente rifatta in stile mwal8tardobarocco. Dal 1940 è consacrata all'mwamaAdorazione eucaristica perpetua. All'interno sono conservate tele di mwameClaudio Ridolfi, mwamiFilippo Bellini, e mwammDomenico Luigi Valeri.

Chiesa di San Giovanni Battista

L'edificio risale al mwamkXIII secolo, quando si iniziò ad urbanizzare quella parte di terreno, detta di Terravecchia, appena fuori dalla primitiva cerchia muraria. Ricostruita interamente dai frati Apostoliti alla fine del Cinquecento, nella seconda metà del Seicento venne ristrutturata e portata a nuova veste dai Padri Filippini, i primi e quasi gli unici ad introdurre il barocco nelle Marche. Presenta una sobria facciata, ma ha un interno con stucchi nella particolare coloritura bianco-oro. Vi si conservano varie opere d'arte, fra cui l'icona del “Sangue Giusto”, affresco del 1333 attribuito a mwamoPietro da Rimini.

Chiesa di San Nicolò

È l'edificio più antico della città di Jesi, documentato fin dal XII secolo. Le originali forme romaniche vennero rimaneggiate nel XIV secolo con l'aggiunta di elementi gotici. L'interno, a tre navate absidate, presenta una prevalenza di volte a crociera costolonate sostenute da pilastri compositi; rimandano invece a forme romaniche le navate laterali introdotte da archi a tutto sesto. Degli affreschi realizzati nella prima metà del XVI secolo non rimangono in loco che poche, illeggibili, tracce. Da San Nicolò proviene tra l'altro l'affresco di mwanuPietro da Rimini raffigurante “San Francesco” (1333), conservato alla mwanyGalleria Nazionale di Urbino, e Lmwanc'mwangIcona del Sangue Giusto, conservata presso la mwankchiesa di San Giovanni Battista. La decorazione esterna del complesso absidale presenta una successione di archetti pensili a goccia. Di estrema semplicità è la facciata a due spioventi al cui centro si apre un portale ad mwanoarco senese in marmo policromo e ghiera in laterizio a spina.

Santuario della Madonna delle Grazie

Originaria del XV secolo ma con il mwaoacampanile del mwaoeXVII secolo e rifatta del XVIII secolo, custodisce all'interno l'immagine della mwaoiMadonna della Misericordia, affresco quattrocentesco attribuito ad mwaomAntonio da Fabriano.

Chiesa di San Pietro

Di origini medioevali, ricostruita nel mwao0XVIII secolo ad opera dell'architetto Mattia Capponi, con facciata coronata da due campaniletti.

Ex Chiesa di Sant'Agostino

Sita vicino a mwapmPalazzo Colocci, del quale ne era diventata la cappella palatina, venne eretta come Chiesa di San Luca nel XII secolo. Passata agli Agostiniani, venne totalmente ricostruita tra il XV e il XVI secolo in stie rinascimentale. Dal 1472 una cappella interna era officiata dai numerosi Lombardi trasferitisi a Jesi dal 1471.

Ex orfanotrofio femminile

Con l'annessa chiesetta, rappresenta un esempio di edilizia "illuminata" della seconda metà del mwapgXVIII secolo, dell'architetto romano mwapkVirginio Bracci.

Chiesetta del Sacro Cuore

Già parte del monastero delle mwap4Benedettine di Sant'Anna, a cui è dedicata, ha una pianta centrale del mwap8XVIII secolo, ha il prospetto su corso Matteotti obliterato dal fronte dell'ex convento rifatto in forme di palazzo civile dalla famiglia dei Marchesi Mereghi nella seconda metà del mwaqaXIX secolo. L'interno intatto a pianta ellittica ospita saltuariamente degli eventi socio-culturali

Cappella di San Bernardo

Già cappella del mwaquPalazzo Pianetti "in Porta Valle", presenta un interno settecentesco di stile mwaqyrococò ricco di stucchi tipicamente mitteleuropei, recuperata dopo essere stata adibita a deposito di carbone, ospita periodicamente esposizioni e manifestazioni culturali.

Chiesa di Santa Maria del Piano

È un'ex chiesa abbaziale, fuori dal centro storico lungo la strada per Macerata, che conserva all'interno antiche vestigia delle sue origini. Venne fondata in epoca mwaqslongobarda fra il VII e l’VIII secolo d.C. con monaci dell'mwaqwabbazia di Farfa.

Architetture civili

Palazzi

Palazzo della Signoria

Uno dei più imponenti palazzi pubblici delle Marche, fu costruito tra il mwasa1486 e il mwase1498 dall'architetto mwasisenese mwasmFrancesco di Giorgio Martini.

Palazzo Colocci

Antica residenza gentilizia dei marchesi mwaskColocci, presenta una facciata lineare in laterizio e portale bugnato che dà accesso ad un ampio e scenografico scalone, sorretto da colonne, forse su disegno del mwasoVanvitelli. Così come appare nel ventunesimo secolo, il palazzo è la risultante di una serie di interventi realizzati nei secoli XVI e XVII. La trasformazione settecentesca ha occultato la fisionomia rinascimentale dell'edificio, ricostruibile soltanto da qualche fonte d'archivio. Il piano nobile conserva i soffitti a padiglione, come quello del salone delle feste decorato da affreschi illusionistici. Di antichissima origine, la famiglia Colocci discende dalla gens mwassActonia di stirpe longobarda, stanziatasi nella valle dell'Esino intorno all'anno Mille. Nel palazzo hanno vissuto gli ultimi discendenti di mwaswAmerigo Vespucci. All'interno il palazzo ospita la mwas0Casa Museo Marchese Adriano Colocci Vespucci.

Palazzo Balleani

Sorge in piazza Federico II, accanto al duomo ed è un esempio di mwatgrococò locale, venne realizzato a partire dal mwatk1720 su disegno dell'architetto romano Francesco Ferruzzi. Sulla facciata, dagli spigoli arrotondati, è una caratteristica balconata mwatsrococò con ringhiera in ferro battuto sorretta da quattro possenti mwatwtelamoni, realizzata nel mwat01723 dal ravennate Giovanni Toschini. L'interno colpisce per la ricchezza delle sale con i soffitti dai leggeri mwat4stucchi dorati, eseguiti da diversi artisti, tra cui i decoratori Giuseppe Confidati, Antonio Conti, Marco d'Ancona, Orazio Mattioli e il pittore Giovanni Lanci.

Palazzo Ripanti

Si estende per tutto il fronte meridionale di piazza Federico II e costituisce un complesso residenziale tra i più vasti della città. Il nucleo originale, risale al mwaukXV secolo e venne ampliato successivamente fino a congiungersi con l'attuale facciata che prospetta sulla piazza. Il palazzo passò nella seconda metà del mwauoXIX secolo alla Curia vescovile che lo ha adibito prima a seminario diocesano e sede del mwausMuseo diocesano.

Palazzo Ricci

Sorge sull'area della "Rocca pontelliana", con il prospetto posteriore che dà sulla mwavypiazza della Repubblica e sul quale si eleva una facciata mwavcneoclassica, ricavata a seguito della demolizione del torrione meridionale della Rocca. Fu voluto dal mwavgconte Vincenzo di Costantino Ricci che ne affidò l'esecuzione, nel mwavk1544, a Guido di Giovanni da mwavoBellinzona e Pierantonio di Baldassarre da Carena. I lavori vennero terminati nel mwavs1547 dai costruttori jesini Guido di Giovanni e Giovanpietro di Beltrani. Il palazzo si caratterizza per la facciata a bugnato con pietre tagliate a forma di mwavwdiamante, sull'esempio del mwav0palazzo dei Diamanti di mwav4Ferrara e del più vicino palazzo Mozzi di mwav8Macerata, realizzato pochi anni prima, e al quale il Ricci si ispirò probabilmente per la sua residenza jesina. Completa l'edificio un porticato a sei mwawaarcate che alleggerisce la struttura.

Palazzo Comunale

Sorge sull'area della "Rocca pontelliana", di fianco a mwawyPalazzo Ricci, con il prospetto posteriore che dà su mwawcpiazza della Repubblica presentando un fronte assai severo. Di origini rinascimentali, venne ristrutturato dall'architetto Mattia Capponi. All'interno conserva la sala del sindaco con decorazioni a fresco neoclassiche, opere di mwawgFelice Giani.

Palazzo Honorati-Carotti

Di origine rinascimentale, è stato ristrutturato e ampliato più volte a partire dal mwaxi1703, dopo l'acquisto, da parte di mwaxmBernardino Honorati (1692-1716) del palazzo del marchese Silvestri. Verso la metà del secolo, Giuseppe Honorati (1692-1769) affidò i lavori di sistemazione all'architetto romano mwaxqVirginio Bracci, supervisore per la sacra congregazione di San Luca. Il palazzo venne completato alla fine del mwaxuSettecento. Il palazzo presenta una facciata neoclassica con mattoni a vista. Dal cortile interno si innalza un scalone d'onore, sorretto da pilastri e colonne finemente scanalate, che conduce alle ampie sale superiori dalle ricche decorazioni ora barocche, come la galleria d'ingresso, ora rococò, nelle gallerie del primo e secondo piano che danno sulle mura e nella saletta ovale, e infine decorate con pitture neoclassiche attribuibili al fabrianese Luigi Lanci, come la sala delle feste. Nel palazzo era conservata una collezione di dipinti e una ricca biblioteca di famiglia, avviata sotto Giuseppe Honorati e giunta al massimo del prestigio alla fine del Settecento con il vescovo Bernardino. Il palazzo, di proprietà comunale, è stato sede della mwaxypretura e poi del tribunale di jesi fino alla sua chiusura. Ora vi è insediato il giudice di pace.

Palazzo Pianetti "in Terravecchia"

Fu costruito alla metà del Settecento ed è un esempio di mwaxwrococò italiano. La lunghissima facciata è aperta da cento finestre, mentre sul lato posteriore vi è un mwax0giardino all'italiana. All'interno è ospitata la mwax4pinacoteca con alcune pitture di mwax8Lorenzo Lotto: mwayaVisitazione (mwaye1530), mwayiAnnunciazione, mwaymMadonna col Bambino e santi, mwayqSan Francesco che riceve le stimmate (mwayu1526), mwayySan Gabriele, mwaycAnnunciata (mwayg1526) e il suo capolavoro, la mwaykpala di mwayomwaysSanta Lucia davanti al giudice (mwayw1532). Vi sono custodite, inoltre, epigrafi funerarie, terrecotte mway0robbiane, mway4vasi da farmacia e ceramiche.

Teatri

Teatro Pergolesi

Già della Concordia, venne costruito nel mwazo1790, in un'area occupata da piccole botteghe in Piazza della Repubblica, allora "della Morte", ceduta dal Comune alla Società della Concordia nel 1790. Fu inaugurato nel mwazs1798, in piena occupazione francese, con due opere del mwazwCimarosa, mwaz0La Capricciosa corretta e mwaz4Il Principe Spazzacamino, che vennero cantate dal mwaz8soprano pesarese Anna Guidarini, madre di mwa0eGioachino Rossini, in un teatro disertato dalla nobiltà jesina per paura di rappresaglie da parte dei giacobini. Nel mwa0i1883 il teatro cambiò nome, perdendo quello originale della Concordia e assumendo quello del musicista jesino mwa0mGiovanni Battista Pergolesi; venne poi ceduto definitivamente dalla Società al Comune nel mwa0q1933.

Teatro studio Valeria Moriconi

Il teatro studio inaugurato nel maggio mwa0o2002 ha sede nei locali dell'ex-chiesa che fin dal mwa0sXII secolo era dedicata a mwa0wsan Floriano, compatrono della città. All'interno di essa vi si sono tenute le più importanti cerimonie pubbliche tra cui, il 4 maggio di ogni anno, la presentazione del Palio da parte dei mwa00Castelli di Jesi in segno di sottomissione alla città. La chiesa fu sconsacrata dopo il mwa041860 e divenne sede della biblioteca e pinacoteca comunali. Le decorazioni tardo mwa08barocche creano una sorta di mwa1ascenografia permanente. La progettazione del nuovo allestimento per il teatro studio è stata affidata all'mwa1earchitetto mwa1imilanese Italo Rota. Il 15 novembre mwa1m2005, il teatro studio è stato dedicato alla scomparsa attrice jesina mwa1qValeria Moriconi nel giorno del suo mwa1ucompleanno.

Architetture militari

Mura di Jesi

La cinta fortificata, tra le meglio conservate dell'intera regione, racchiude il nucleo medievale della città, di compatta forma trapezoidale, per un perimetro di circa 1,5mwa28 km. Vennero erette nel mwa3aXIV secolo sul tracciato delle più antiche mura romane, rappresentando il simbolo della libertà comunale. Nel mwa3eXV secolo vennero quasi totalmente ricostruite (fa eccezione la parte detta del "Montirozzo") ad opera degli architetti militari mwa3iBaccio Pontelli e mwa3mFrancesco di Giorgio Martini. Sono costituite da alti muraglioni cortinati con beccatelli, rinforzati da mwa3qtorrioni e aperte da sette porte: ne restano aperte solo quattro. La conformazione delle mura varia in rapporto alla morfologia del terreno che presenta livelli di quota differenziati, dalla pianura (66mwa3u m mwa3ys.l.m.) alla collina (96mwa3c m mwa3gs.l.m.). Le mura della parte meridionale, racchiuse tra il Torrione Rotondo e il Torrione di Mezzogiorno (costruito nel mwa3k1454), erano fiancheggiate da un fossato, successivamente interrato, e si presentano "basse", caratterizzate da semplici cortine verticali con beccatelli e caditoie. Si fanno più alte e imponenti sul versante orientale, poste sui pendii, che hanno cortine rafforzate con scarpata per una maggior difesa contro le armi da fuoco. Sulla parte più alta, quella nord-occidentale, che si apriva sul prolungamento della città "nuova", la cosiddetta "Addizione di Terravecchia", sorgeva la Rocca Pontelliana, eretta su progetto di Baccio Pontelli, appunto, a partire dal mwa3o1487 e già demolita nel mwa3s1527, l'ultimo torrione (di fianco l'Arco del Magistrato) venne smantellato nel mwa3w1890.

Porta Valle

È una delle quattro porte jesine più importanti e maggiormente fortificate; nel 1600 venne ricostruita in posizione più avanzata, così come si presenta ai nostri giorni, per inglobare entro la cinta muraria la vicina sorgente d’acqua in modo da poterne disporre anche in caso di assedio. Era anche detta Porta Pesa, dalla pesa pubblica che si trovava poco distante.cite-ref-26[26]

Porta Bersaglieri

La porta è stata realizzata nel XV secolo, attribuita a Baccio Pontelli, era una delle quattro più importanti e munite porte jesine. Anticamente era conosciuta come Porta Nuova o anche Porta Marina, assunse il nome attuale dopo l’Unità d’Italia. Da questa porta, infatti, entrarono a Jesi, il 15 settembre del 1860, i primi contingenti dell’mwa4kesercito piemontese al comando del generale mwa4oEfisio Cugia (più esattamente, i soldati del mwa4sReggimento Lancieri di Milano) come ricorda la lapide posta al di sopra dell’arco, nella quale si legge: "Per questa porta / il 15 settembre 1860 / entrarono le truppe piemontesi / auspicando / la liberazione dal servaggio pontificio / e l’annessione / alla madre patria".

Porta Garibaldi

Anticamente chiamata Porta San Floriano, venne ricostruita nella seconda metà del 1400 in posizione più avanzata. Protetta dal torrione pentagonale, era una delle quattro maggiori porte della città e tra le più difese.

Vie e piazze

Corso Matteotti

È la via principale di Jesi, centro vitale e passeggiata cittadina ove si affacciano negozi e trovano sede studi privati. Aperta nell'area detta di Terravecchia a partire dalla fine del XVII secolo divenne il luogo d'attrazione della nobiltà locale dove impiantò le nuove, più spaziose, dimore adattate al gusto dell'epoca. Questa rettilinea prospettiva urbanistica in gran parte settecentesca inizia da piazza della Repubblica e termina con l'mwa5yarco Clementino.

Piazza Federico II

È la storica piazza più importante della città. Tutta racchiusa da edifici nobiliari e dal duomo. Sorge sul luogo del Foro romano, all'incrocio fra il mwa6acardo e il mwa6edecumano massimi. Sono state ritrovate anche le fondamenta degli edifici che la cingevano, come quelle del teatro, delle terme e della cisterna. Dopo le devastazioni barbariche vi sorse la prima cattedrale cristiana di Jesi, forse sulle fondamenta di un precedente tempio pagano. Il giorno di santo Stefano del 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto, nacque l'imperatore mwa6iFederico II. Per ricordare san Floriano, in età comunale, tutte le genti e i cittadini dei comuni sottomessi si riunivano ogni anno (il 4 maggio) in questa piazza per rendere omaggio alla città con i propri gonfaloni (detti palli) e festeggiare il patrono. La festa si chiamò palio di San Floriano. La conformazione odierna è quella assunta dal luogo durante il XVIII secolo. Chiude la piazza una caratteristica balaustra, realizzata nel 1758 dal bolognese Gaetano Stegani, architetto della legazione di mwa6mUrbino. La fontana–obelisco è opera di Raffaele Grilli e di Luigi Amici (artefice delle leonesse).

Piazza della Repubblica

Questo spazio quadrangolare costituisce il centro vitale della città e vi si affacciano importanti edifici, il retro del palazzo comunale, la chiesa dell'Adorazione, palazzo Magagnini e il mwa64teatro Pergolesi, la maggiore istituzione culturale di Jesi. L'arco del Magistrato, una volta affiancato dal torrione della scomparsa rocca Pontelliana, introduce al centro storico medioevo-rinascimentale. Venne sistemata urbanisticamente a partire dalla fine '600 quando si iniziò a costruire sull'area detta di Terravecchia. Dalla piazza inizia il centralissimo corso Matteotti.

Piazza Colocci

Si trova a metà di via Pergolesi, detta anche via degli orefici. Comunemente conosciuta come piazza della Signoria (già di S. Luca) è oggi dedicata all’ umanista jesino mwa7mAngelo Colocci (1467-1549) il cui palazzo di famiglia si affaccia sulla piazza. La piazza ha avuto nei secoli passati un ruolo di primaria importanza quale spazio pubblico al servizio del potere civile del Libero Comune prima e, dal 1585 fino al 1860, del Governo Pontificio che avevano entrambi sede nel Palazzo della Signoria.cite-ref-27[27]

Piazza Indipendenza e Piazza Spontini

Le due piazze, contigue per posizione, possono essere considerate come un unico spazio. Vi si accede da piazza della Repubblica attraverso il passaggio dell'l'Arco del Magistrato. Al centro sono attraversate da Via Pergolesi comunemente conosciuta come via degli orefici. In piazza Spontini, due portici, rispettivamente di Palazzo Ricci e Palazzo Leopardi, affacciano sulla visuale dei colli jesini. Di qui, tramite una scalinata, si accede alla sottostante piazza delle Monighette. Il loggiato di Palazzo Leopardi nasconde l'accesso al chiostro di S. Agostino, segnato da un elegante portale rinascimentale. Al centro di piazza Indipendenza si erge il Monumento ai Caduti delle guerre d'indipendenza italiane (1884). Vi si affaccia inoltre l’attuale atrio d’ingresso al Palazzo del Comune.

Piazza Pergolesi

Sorge a metà di corso Matteotti, di fronte al mwa8asantuario delle Grazie. Era un antico spazio pubblico di difese militari del Borgo di Terravecchia. La piazza attuale, definita nel XVIII secolo ha subito continue trasformazioni. Sul lato occidentale sorge la chiesa di San Nicolò e al centro il monumento a mwa8eGiambattista Pergolesi. L'ultimo rifacimento della piazza risale al 2020.cite-ref-28[28]

Via Pergolesi

La via corrisponde all'antico mwa8ocardo della città romana. In passato si chiamava via delle Botteghe degli Orefici e anche oggi è chiamata dagli Jesini via degli orefici per i numerosi negozi di oreficeria che vi si trovano.cite-ref-29[29] La fama dell’arte degli orafi jesini ha un'antica tradizione. Se ne ha notizia già nel sec. XIII, e il più grande orafo jesino mwa88Lucagnolo di Ciccolino (nato a Jesi alla fine del sec. XV) prese mwa9aBenvenuto Cellini nella propria bottega a Roma.

Fontane e monumenti

Arco Clementino

È un arco trionfale eretto nel mwa9c1734, su progetto dell'architetto Domenico Valeri, in onore di mwa9gpapa Clemente XII degli Orsini. Fu un gesto di omaggio verso il pontefice che si era reso benemerito per l'abolizione del dazio sul grano e la sistemazione della strada che collega mwa9kNocera Umbra con l'Adriatico e che venne chiamata, da allora, "Clementina" (l'attuale Statale 76). L'arco costituisce il punto focale del lungo asse prospettico e scenografico del mwa9ocorso settecentesco intitolato a Giacomo Matteotti.

Fontana Obelisco

Al centro di piazza della Repubblica domina la mwa98Fontana Obelisco, opera del 1844-45 dell'architetto jesino Raffaele Grilli; lo scultore mwa-eLuigi Amici realizzò le sculture delle otto leonesse e dei quattro delfini. La fontana, concepita per la mwa-iPiazza della Repubblica, ove sorge il mwa-mTeatro Pergolesi, venne spostata nel 1949 in piazza Federico II. Nel 2021 grazie a un lascito testamentario dell'artista jesino mwa-qCassio Morosetti è stata ricollocata nella sede originaria.cite-ref-30[30]

Monumento a Federico II

È stato inaugurato nel dicembre del 1995. È stato ricollocato da settembre 2018 nel cortile di Palazzo Ghislieri nuovo, in piazza Federico II, all'ingresso del mwa-eMuseo Federico II Stupor Mundi. Alla realizzazione concorsero sia un comitato italo-germanico che la Fondazione Federico II di Hohenstaufen di Jesi. I bozzetti originali sono opera di mwa-iBenedetto Robazza e Hermann Schwahn. Il monumento, in bronzo, è alto 4,10 metri e l’imperatore è raffigurato con la tunica e la stola caratteristiche tipiche dell'abbigliamento degli imperatori romani d’Oriente.cite-ref-31[31]

Monumento a Giambattista Pergolesi

È stato realizzato in mwbaastile liberty nel 1910 su disegno del carrarese mwbaeAlessandro Lazzerini. È ubicato al centro di piazza mwbaiPergolesi.cite-ref-32[32]

Monumento ai Caduti delle Guerre d'Indipendenza

Il Monumento, collocato al centro di Piazza Indipendenza, è stato realizzato dello scultore folignate Ottaviano Ottaviani in pietra mwbastravertino. Venne inaugurato nel 1884.cite-ref-33[33]

Monumento al Bersagliere

Il monumento, realizzato da Giuseppe Campitelli nel 1985, all'interno del parco Orti Pace di Jesi, tra via Setificio e Via degli Spalti. Il monumento è costituito da volumi in pietra sormontati da una pietra scolpita con un elmo e una tromba tra una raggiera. Il monumento inneggia al valore dei bersaglieri e in particolar modo del sergente mwbbqGiuseppe Riccardi, morto da eroe durante la battaglia di Montegranale nel 1944.cite-ref-34[34]

Monumento ai Caduti del mare

L’opera, inaugurata nel 2001 è collocata in viale Martin Luther King e venne realizzata su iniziativa della locale sezione dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Il monumento è composto da una grossa ancora poggiata a terra alle cui spalle si trovano delle pietre: su una è poggiata una corona commemorativa, sull'altra è incisa una frase. È stato inaugurato nel 2001.cite-ref-35[35]

Siti archeologici

Abbazia di San Savino (resti)

Di epoca altomedioevale, a poca distanza dalla "nuova" costruita alla metà del mwbccXVI secolo.

Cisterna romana

Situata in via Posterna, non lontana da quello che in epoca romana era il foro (piazza Federico II).cite-ref-centropagina-it-36-0[36]

Teatro romano (resti)

Situati in via Roccabella e nei sotterranei di Palazzo Bisaccioni e degli edifici circostanti.cite-ref-centropagina-it-36-1[36]

Area archeologica del Campo Boario

Nell'area del Campo Boario, intorno agli anni ’70 del novecento, in occasione dei lavori per edificare la scuola Federico II, sono stati rinvenuti reperti archeologici. Le indagini permisero di riportare alla luce un’importante officina ceramica, attiva tra il III e la metà del II secolo a.C., in cui spicca la produzione di mwbdwceramica a vernice nera, tipica dell’mwbd0età repubblicana.

Nei pressi dell’officina vengono ritrovati anche edifici a carattere residenziale: si ipotizza che facciano parte di un’unica domus di almeno 2.000 metri quadrati. È proprio all’ interno di questi edifici che sono stati scoperti due magnifici pavimenti realizzati in tessere di laterizio disposte a formare disegni geometrici e databili tra il II e il I secolo a.C.cite-ref-37[37]

Aree naturali

Riserva naturale regionale orientata di Ripa Bianca.

La riserva occupa una superficie di 318,50 ettari ed è stata istituita nel 2003.

Parchi urbani

Giardini di viale Cavallotti.

Parco del Vallato.

Parco del Ventaglio.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-38[38]

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di mwbfg4 022 persone. La nazionalità maggiormente rappresentata in base alla percentuale sul totale della popolazione residente è quella romena:

• mwbfsRomania mwbfw973 2,39%

Cultura

Istruzione

Biblioteche

Biblioteca Planettiana.

La biblioteca nasce nel 1859 dal lascito mwbgqtestamentario del marchese Angelo mwbguGhislieri della propria libreriacite-ref-ref-a-39-0[39]. Nel 1868 vennero aggiunte circa mwbgo6 000 opere provenienti da quattro biblioteche di ordini religiosi cittadini.

Biblioteca diocesana Pier Matteo Petrucci.

La Biblioteca Diocesana "Card. Pier Matteo Petrucci"cite-ref-40[40] fondata nel gennaio 1995, ha sede nel settecentesco mwbhipalazzo Ripanti Vecchio in piazza Federico II.

Scuole

Oltre alle istituzioni prescolastiche, scolastiche di mwbhuprimo grado e di mwbhysecondo grado, a Jesi sono presenti numerose scuole e istituti professionali superiori. Nella città si trovano tre licei: un mwbhcliceo classico, uno mwbhgscientifico e uno mwbhkartistico.A questi si affiancano vari Istituti di istruzione superiore di carattere tecnico che comprendono: un mwbhoIstituto tecnico socio-psicopedagogico, un mwbhsistituto tecnico per geometri, uno mwbhwcommerciale, un mwbh0istituto tecnico industriale e un mwbh4istituto professionale per l'industria e l'artigianato. Per la formazione in ambito artistico oltre al già citato liceo artistico esistono la Scuola musicale Pergolesi e l'ACCA Academy Accademia di comics, creatività ed arti visive. La Scuola musicale Pergolesicite-ref-41[41] dal 1976 offre corsi in ambito teatrale e di musica in collaborazione con il mwbimConservatorio Rossini di Pesaro. Ha sede nel complesso di San Martino lungo corso Matteotti. L'ACCA Academycite-ref-42[42] dal 1999 propone corsi triennali o annuali legati al mondo delle arti Visive nel settore grafico e dei fumetti, ha sede in un'antica cartiera restaurata in quella che era la prima zona industriale della città.

• Liceo classico Vittorio Emanuele II
• Liceo scientifico Leonardo da Vinci
• Liceo artistico Edgardo Mannucci (sede distaccata)
• Istituto di Istruzione Superiore “Marconi - Pieralisi”
• Istituto di Istruzione Superiore "P. Cuppari - S. Salvati"
• Istituto di Istruzione Superiore Galileo Galilei

Musei

Museo civico archeologico di Jesi e del territorio

Le origini del mwbkumuseo civico archeologico risalgono al 1785 quando l'allora governatore di Jesi, consegnò al Comune delle sculture romane che aveva rinvenuto nel Complesso di San Floriano. Dal 1867 ai primi anni '90 del XX secolo la collezione fu collocata a mwbkyPalazzo della Signoria. Venne poi spostata a mwbkcPalazzo Pianetti e successivamente nel complesso di San Floriano nel 2003. Nel dicembre del 2017 la collezione è definitivamente collocata nelle scuderie di Palazzo Pianetti.

Museo diocesano di Jesi

Il mwbkwMuseo diocesano di Jesi è situato nel centro storico della città presso palazzo Ripanti nuovo, nelle immediate vicinanze della Cattedrale. Raccoglie opere provenienti non solo da jesi ma anche da tutta la vallesina. È stato inaugurato il 13 novembre 1966.

Pinacoteca civica e galleria di arte contemporanea

La mwblepinacoteca civica è il maggiore museo della città di Jesi. Ha sede nel mwbliPalazzo Pianetti e rappresenta una delle più importanti collezioni pittoriche della regione, vantando una cospicua raccolta di opere di mwblmLorenzo Lotto.

Museo di Palazzo Bisaccioni

Il mwblgMuseo di Palazzo Bisaccioni è la sede espositiva delle collezioni d'arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Ha sede nell'mwblkomonimo palazzo, sito nel cuore del centro storico della città.

Museo Marchese Adriano Colocci-Vespucci

Il mwbl4Palazzo Colocci è un'antica dimora nobiliare della città di Jesi. Sorge in piazza Angelo Colocci, all'angolo con via Pergolesi, l'antico mwbl8cardo massimo dell'Aesis romana. All'interno vi è la mwbmaCasa museo Adriano Colocci Vespucci.

Studio per le arti della stampa (S.A.S.)

Il museo è allestito nel cinquecentesco mwbmuPalazzo Pianetti vecchio, già convento delle Clarisse. Jesi fu una delle prime città ad introdurre in mwbmyItalia l'mwbmcarte tipografica. Per documentare questa tradizione, prolungatasi fino al mwbmgXX secolo, è stato istituito lo mwbmkStudio per le arti della stampa o mwbmoS.A.S. che accoglie mwbmstorchi per la stampa di varie epoche e fogge, macchine per la mwbmwlitografia, la mwbm0calcografia e la mwbm4xylografia e libri di pregio, dagli incunaboli agli esempi del 1800.

Museo Federico II Stupor Mundi

Il mwbnmMuseo Federico II Stupor Mundi è uno spazio museale dedicato alla figura di mwbnqFederico II di Svevia. È collocato all’ interno di palazzo Ghislieri, complesso sito nella piazza Federico II ove egli nacque.

Media

Stampa

Due sono i giornali che pubblicano la cronaca cittadina:

• mwbnomwbnsCorriere Adriatico (edito ad Ancona);
• mwbn0mwbn4Il Resto del Carlino.

Inoltre vengono pubblicati in città il quindicinale mwboaJesi e la sua vallecite-ref-43[43].e il settimanale mwbouVoce della vallesinacite-ref-44[44].

Televisione

In città ha sede la stazione televisiva di carattere regionale mwbowTv Centro Marche.

Teatro

In città è presente il mwbo8Teatro Giovanni Battista Pergolesi, inaugurato nel 1798.

Economia

Agricoltura

Viticultura

Nel territorio comunale e nell'area della Vallesina viene coltivata la mwbpuvite, principalmente la varietà mwbpyverdicchio, con cui viene prodotto il vino verdicchio dei castelli di Jesicite-ref-45[45] nelle sue molteplici tipologie: mwbpsCastelli di Jesi Verdicchio Riserva, mwbpwCastelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico, mwbp0Verdicchio dei Castelli di Jesi, mwbp4Verdicchio dei Castelli di Jesi spumante, mwbp8Verdicchio dei Castelli di Jesi passito, mwbqaVerdicchio dei Castelli di Jesi classico, mwbqeVerdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore.

Artigianato

Per quanto riguarda l'mwbqqartigianato, Jesi è rinomata per la lavorazione del mwbqurame, finalizzata alla realizzazione di una vasta gamma di prodotti, che spazia dal vasellame alle anfore, oltreché per la lavorazione della mwbqypelletteria.cite-ref-aci-46-0[46]

Terziario e servizi

Servizi finanziari

Risale al 27 maggio 1844 la nascita della Cassa di risparmio di Jesi istituita con mwbrmRescritto Pontificio.cite-ref-47[47] La cassa di risparmio poi inglobò le casse di risparmio più piccole della vallesina e continuò la sua crescita fino a contribuire alla nascita di Banca Marche. La sua eredità storica e morale è tramandata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi con sede a mwbrgPalazzo Bisaccioni che era la sede della banca.

La mwbroBanca delle Marche mwbrsS.p.A., o brevemente mwbrwBanca Marche, è stata fondata nel 1994 con sede legale ad mwbr0Ancona ma con la direzione a jesi nel Centro direzionale Fontedamo specificatamente realizzato. Dal 22 novembre 2015 in mwbr4liquidazione coatta amministrativa, è stato il principale mwbr8ente creditizio della città, della vallesina e della mwbsaregione. Dal giorno successivo è stata rifondata con la nuova denominazione di mwbseNuova Banca delle Marche mwbsiS.p.A. Nel 2017 è stata fusa in mwbsmUBI Banca S.p.A.

Sempre in ambito bancario, la nascita della mwbsuBanca Popolare di Ancona risale alla creazione della Banca Popolare Cooperativa di Jesi il 18 ottobre del 1891. Dopo l'aggregazione con altre banche popolari marchigiane nel 1984 assume la denominazione di Banca Popolare di Ancona con sede generale presso il Centro direzionale Esagono costruito appositamente e situato alle porte della città. Dall'aprile del 2007 la Banca Popolare di Ancona è entrata a far parte del mwbsyGruppo UBI banca.cite-ref-48[48] Viene poi fusa per incorporazione nel 2017 in UBI Banca S.p.A.

Infrastrutture e trasporti

Jesi è servita dalla mwbtmStrada statale 76 della Val d'Esino e da una mwbtqstazione ferroviaria posta sulla linea mwbtuRoma-Ancona. Nel territorio comunale è stata realizzata la piattaforma logistica dell'mwbtyInterporto di Jesi, sistema di opere, impianti e infrastrutture stradali e ferroviarie dedicato alla mwbtclogistica e al mwbtgtrasporto intermodale.

Aeroporti

Fino agli anni 1960 Jesi fu sede di un aeroporto che nel 1941 fu base dei reparti da tuffo sugli Stuka 239ª Squadriglia A.T. durante l'mwbtwinvasione della Jugoslavia.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 30 agosto 1944 | 5 aprile 1946 | Pacifico Carotti | Partito d'Azione | Sindaco nominato dal CLN | |
| 6 aprile 1946 | 6 agosto 1956 | Pacifico Carotti | Partito Repubblicano Italiano | Sindaco | |
| 5 ottobre 1956 | 24 febbraio 1957 | Raimondo Turco | | Commissario prefettizio | |
| 25 febbraio 1957 | 31 luglio 1958 | Eros Menna | | Commissario prefettizio | |
| 1º agosto 1958 | 2 febbraio 1961 | Adriano Monarca | | Commissario prefettizio | |
| 3 febbraio 1961 | 1º agosto 1962 | Gaetano Conigli | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 2 agosto 1962 | 12 gennaio 1965 | Alberto Borioni | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 13 gennaio 1965 | 22 dicembre 1966 | Sergio Bartolini | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 23 dicembre 1966 | 2 agosto 1970 | Alberto Borioni | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 3 agosto 1970 | 21 aprile 1971 | Enrico Ciuffolotti | Partito Repubblicano Italiano | Sindaco | |
| 22 aprile 1971 | 17 maggio 1971 | Pietro Politi | Partito Repubblicano Italiano | Assessore anziano | |
| 18 maggio 1971 | 16 luglio 1975 | Vittorio Massaccesi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 17 luglio 1975 | 11 maggio 1983 | Aroldo Cascia | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 12 maggio 1983 | 10 aprile 1988 | Gabriele Fava | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 11 aprile 1988 | 14 febbraio 1994 | Ernesto Girolimini | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 15 febbraio 1994 | 12 giugno 1994 | Abramo Barillari | | Commissario prefettizio | |
| 12 giugno 1994 | 24 maggio 1998 | Marco Polita | Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | |
| 24 maggio 1998 | 27 maggio 2002 | Marco Polita | Democratici di Sinistra | Sindaco | |
| 27 maggio 2002 | 28 maggio 2007 | Fabiano Belcecchi | Democratici di Sinistra | Sindaco | |
| 28 maggio 2007 | 7 maggio 2012 | Fabiano Belcecchi | Partito Democratico | Sindaco | |
| 7 maggio 2012 | 11 giugno 2017 | Massimo Bacci | lista civica | Sindaco | |
| 11 giugno 2017 | 26 giugno 2022 | Massimo Bacci | lista civica | Sindaco | |
| 27 giugno 2022 | in carica | Lorenzo Fiordelmondo | Partito Democratico | Sindaco | |

Sport

Città Europea dello Sport 2014

La città di Jesi è stata proclamata mwbumCittà europea dello sport per l'anno mwbuq2014 dall'Associazione delle capitali europee dello sport. Il riconoscimento è stato conferito il 6 novembre mwbuu2013 al sindaco Massimo Bacci a mwbuyBruxelles, presso la sede del mwbucParlamento europeo.cite-ref-49[49]

Impianti

• mwbvePalaTriccoli
• Polisportivo Cardinaletti
• Palazzetto della Scherma "Lamberto Magini"
• Campo da rugby

Scherma

La storia sportiva di Jesi è legata al mwbvgClub scherma Jesi, in particolare nella disciplina del fioretto, che le permette di essere la città più medagliata al mondo nella storia delle Olimpiadicite-ref-50[50] con un palmarès che annovera 23 medaglie, di cui 14 d'oro, 3 d'argento e 6 di bronzo. Da mwbv0Montreal 1976 Jesi porta continuamente atleti alle Olimpiadi, da mwbv4Los Angeles 1984 a mwbv8Rio 2016 uno o più atleti di Jesi salgono ininterrottamente sul podio più alto. La città è rappresentata dai mwbwacampioni olimpici mwbweStefano Cerioni, mwbwiGiovanna Trillini, mwbwmValentina Vezzali (diventata nel 2012 l'atleta italiana con il maggior numero di medaglie d'oro vinte alle Olimpiadi)cite-ref-51[51] ed mwbwgElisa Di Francisca, tutti allievi del maestro mwbwkEzio Triccoli a cui è stato dedicato il locale palazzetto dello sport. Il Club, fondato nel 1947, è stato insignito del mwbwoCollare d'oro del CONI dal presidente mwbwsGiovanni Malagò il 13 dicembre 2014cite-ref-52[52].

Calcio

La squadra principale della città è la mwbxmJesina, che ha disputato anche un campionato di mwbxqSerie C1 nella stagione mwbxu1984-1985 e diversi campionati della vecchia Serie C e mwbxyC2, attualmente milita in mwbxcEccellenza Marche. Numerose squadre minori, rappresentanti ognuna diversi quartieri e ceti della città (Aurora, Duomo, Folgore, Gherardi, Junior, Juventus, Largo Europa, Latini, Libertas, Mazzangrugno, Spes, Vigor Ras, Virtuscite-ref-53[53]) hanno preso parte ai campionati minori marchigiani.cite-ref-54[54]. Ecco la situazione del calcio jesino per la stagione 2025-26:

1. mwbyiJesina – mwbymEccellenza Marche (5º Livello) – Colori sociali: Bianco-Rosso – Fondata nel 1927
2. Borgo Minonna – mwbyuPrima Categoria (7º Livello) – Colori sociali: Rosso-Blu – Fondato nel 1978
3. Aurora Jesi – mwbycSeconda Categoria (8º Livello) – Colori sociali: Blu-Arancione – Fondata nel 1955
4. Junior Jesina Libertas – mwbykTerza Categoria (9º Livello) – Colori sociali: Bianco-Rosso-Blu – Fondata nel 2006
5. Largo Europa – mwbysTerza Categoria (9º Livello) – Colori sociali: Giallo-Nero – Fondato nel 1975
6. Spes Jesi - mwby0Terza Categoria (9º Livello) – Colori sociali: Verde-Bianco – Fondata nel 1945

La mwby8EDP Jesina, rappresentante il movimento calcistico femminile della città, durante la sua storia è stata impegnata nel torneo di mwbzaSerie A, categoria nella quale ha militato per una stagione nel 2016-17. Ecco la situazione del calcio rosa jesino per la stagione 2025-26:

1. mwbzmJesina Aurora – mwbzqSerie C (3º Livello)

Calcio a 5

La mwbzgJesina C5 ha raggiunto in passato la promozione in Serie A nella stagione 1996-1997 disputando, in quanto vincitrice del proprio girone, i play-off scudetto. Nel 1997 nasce una nuova società, l'Acli San Giuseppe C5, squadra dell'omonimo quartiere che nel 2009-2010 ottiene la promozione al campionato nazionale di Serie B vincendo la Coppa Italia Nazionale di Serie C, categoria che manterrà fino alla rinuncia avvenuta prima del 2012-2013. Ecco la situazione del calcio a 5 jesino per la stagione 2025-26:

1. mwbzsJesi C5 – mwbzwSerie A2 (3º Livello)
2. Vallesina C5 – Serie D (7º Livello)

Pallacanestro

La squadra locale è stata l'mwbaeAurora Basket Jesi, il cui massimo risultato ottenuto è stata la promozione in serie A1 nel mwbai2004, oltre che una vittoria nella Coppa Italia di Legadue nel 2008. Disputava le proprie gare al mwbamPalaTriccoli. Nell'estate del 2022 la società non si iscrive e viene rimpiazzata dalla Basket Jesi Academy. Nel 2024 viene lanciato un nuovo progetto, che incontra l'approvazione dei tifosi, con la Pallacanestro Jesi che nel 2025 si iscrive a un campionato nazionale. Ecco la situazione del basket jesino per la stagione 2025-26:

1. Basket Jesi Academy – mwbaySerie B (3º Livello)
2. mwbagPallacanestro Jesi - mwbakSerie B interregionale (4º Livello)
3. Taurus Jesi – mwbasSerie C (5º Livello)
4. Aesis 98 Jesi – mwba0Divisione Regionale 2 (7º Livello)
5. Unione Basket Jesi - mwba8Divisione Regionale 2 (7º Livello)

Pallavolo

La mwbbmPieralisi Jesi ha disputato 9 tornei di Serie A1 disputando anche 2 finali scudetto ed è riuscita a vincere la mwbbqChallenge Cup di pallavolo femminile 2008-2009 a livello europeo. La città ha inoltre ospitato la fase finale della mwbbuCampionato mondiale per club FIVB 1992 (femminile). Ecco la situazione del volley femminile jesino per la stagione 2025-26:

1. mwbbgPieralisi Jesi – mwbbkSerie B1 (3º Livello)
2. Libertas Jesi – Prima Divisione (7º Livello)

Il Volley Club Jesi negli anni ottanta e nei primi anni novanta ha disputato diversi campionati di A2 sfiorando la promozione nel massimo campionato con in panchina il futuro tecnico della nazionale italiana mwbceJulio Velasco. Ecco la situazione del volley maschile jesino per la stagione 2025-26:

1. Volley Club Jesi – mwbcqSerie C (4º Livello)

Rugby

Il Rugby Jesi 70 ha raggiunto il suo punto più alto giocando nella mwbcgSerie B. La società dispone anche di un ampio serbatoio giovanile ed è riconosciuta come Centro di Formazione Federale.

1. Rugby Jesi '70 - mwbcsSerie B (3º Livello).

Pallanuoto

Per quanto riguarda la piscina, la città è stata rappresentata dal 1987 dalla Marche Nuoto Jesi che ha anche raggiunto il campionato di mwbc8Serie B. La società ha chiuso i battenti al termine della stagione 2013-2014 e nell'estate 2014 è stata fondata la Jesina Pallanuoto che ne raccoglie l'eredità sportiva. Nel 2017-18 vince il campionato di Serie C ed è ammessa per la prima volta nella sua storia in Serie B. Nessuna rappresentanza invece in campo femminile. Ecco la situazione della pallanuoto jesina per la stagione 2025-26:

1. Jesina Pallanuoto – mwbdiSerie C (4º Livello)

Ciclismo

Jesi è stata sede di arrivo di tappa del mwbdyGiro d'Italia nel mwbdc1985 e nel mwbdg2022.

| Anno | Tappa | Partenza | km | Vincitore di tappa | Maglia rosa |
|---|---|---|---|---|---|
| 1985 | 7ª | Cervia | 185 | Orlando Maini | Roberto Visentini |
| 2022 | 10ª | Pescara | 196 | Biniam Girmay | Juan Pedro López |

Tennis

Sono presenti diversi campi da gioco presso il Circolo Cittadino e il Magic Tennis Academy, quest'ultimo è centro federale.

Bocce

La Bocciofila Jesina organizza gare nazionali e regionali e si è più volte laureata campione d'Italia di categoria nella specialità della raffa.

Pugilato

I ragazzi della Pugilistica Jesina partecipano alle gare regionali e nazionali e si allenano presso la palestra del PalaTriccoli.

Arti marziali

Non mancano in città diverse associazioni sportive che si occupano di arti marziali. Sono di fatto presenti tutte le specialità grazie al Karate Team, al Judo Samurai ed alla polisportiva Libertas che include tra i suoi programmi anche la disciplina del Taekwondo.

Atletica

Il campo polisportivo Cardinaletti è dotato di una pista di atletica in tartan con 6 corsie e di tutti gli altri strumenti necessari per svolgere tutte le attività di atletica leggera. Qui si svolgono gli allenamenti degli sportivi dell'Atletica Jesi.

Pattinaggio e ginnastica artistica

Presso il polisportivo Cardinaletti sono presenti una pista anulare per pattinaggio corsa mwbha400 × 7 m, omologata per gare nazionali e internazionali ed una pista di pattinaggio piana mwbhe50 × 25 m.

Tiro a segno

In città vi è un poligono per gli amanti del tiro a segno. La più antica associazione sportiva della città viene fondata il 10 febbraio 1884 ed inizia le attività il 30 settembre 1888. Nel 2014 dispone di 10 linee di tiro a 10 metri, 6 a 25 metri e 10 a 50 metri. In Italia si posiziona tra le prime quindici Sezioni.

Note

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cite-note-21. mwbiuComune di Jesi - Statuto.
cite-note-divamm-sismica-32. mwbikmwbiomwbisClassificazione sismica (mwbiwmwbi0XLS), su mwbi4rischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-43. mwbjimwbjmmwbjqTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwbjumwbjyPDF), in mwbjcciterefmwbjgLeggemwbjk mwbjo26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwbjsAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwbjw 151. mwbj0URL consultato il 25 aprile 2012 mwbj4(archiviato dall'mwbj8url originale il 1º gennaio 2017).
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Voci correlate

• mwccsmwccwCodex Æsinas
• Persone nate a Jesi

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.jesi.an.it.
• citerefsapere-itJèsi, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Jesi, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.